Il Futuro dell’Informazione sul Web

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I media online, tutti i media online e principalmente i giornali, stanno disperatamente cercando un (nuovo) modo di monetizzare i propri contenuti, e così stanno pensando di re/implementare sottoscrizioni, micropagamenti, modelli freemium, in alternativa od integrati agli attuali modelli di free news sostenuti dalla pubblicità: questo però tentando altresì di imporre improponibili forzature legali al funzionamento di Internet oppure conducendo improbabili battaglie contro motori di ricerca, aggregatori di notizie, ecc. Perciò, forse il New York Times potrebbe diventare presto a pagamento, mentre, ad esempio, il Financial Times permette agli utenti online, a seconda che siano registrati o meno, di leggere gratuitamente un certo numero di suoi articoli per un periodo massimo di un mese (chi invece vuole accedere a tutti i suoi contenuti per un periodo illimitato di tempo deve ovviamente sottoscrivere un abbonamento nonché pagare un corrispettivo).

Il modello scelto dal Financial Times è quindi un modello freemium, il quale, se da un lato prova a monetizzare contenuti puntando su di un’audience fidelizzata, dall’altro non lo fa erigendo un muro tra questi e la Rete, ovvero tagliando fuori motori di ricerca ed opportunità di linking nei social networks/media, una scelta che di fatto si rivelerebbe catastrofica per il traffico web in ingresso garantito da questi/e ultimi/e e la quale avrebbe delle pesantissime ricadute sugli introiti pubblicitari.

E i links condivisi/distribuiti dagli utenti dei social networks/media stanno diventando altrettanto importanti di quelli distribuiti dai motori di ricerca, tanto che il servizio di URL shortening bit.ly (quello ufficialmente utilizzato da Twitter) registra attualmente in media 1 miliardo di clicks al mese, con bit.ly Inc. che sta ora valutando di creare un business fornendo un servizio di news in tempo reale. Marissa Mayer, inoltre, VP Search Products & User Experience di Google, nel video sottostante parla di complementarietà tra Twitter e Google per quanto concerne l’informazione sul Web ed il linking della stessa.

Siamo nell’era delle “Social Data Revolution(s)diceva poi un articolo di Harvard Business Publishing riferito al marketing nonché all’e-commerce (ma anche l’informazione è un bene di primaria importanza), ed esso evidenziava che “in 2009, more data will be generated by individuals than in the entire history of mankind through 2008“. E c’è pure il fatto che “Open data is the future of web discovery“, come titola un articolo di VentureBeat, un fatto che riguarda tutto quello che la Rete contiene.

Ma si possono davvero convincere gli internauti, praticamente abituati da sempre ad usufruire gratuitamente delle news, a pagare volontariamente l’informazione?

Beh, non certo in base alla mancanza di alternative (Internet produce infatti information overload), e probabilmente nemmeno puntando su di una reale (o presunta) superiorità dei propri contenuti. Forse però è possibile ricorrendo al crowdfunding, ossia chiedendo agli utenti Internet di donare micro-somme di denaro a fronte di articoli/news che trovano utili/interessanti/significative. Ebbene, sono diversi i sistemi che oggi consentono di implementare meccanismi di crowdfunding per i media online e dei quali potrebbero beneficiare anche i blogs (vedere altresì in proposito “Long Tail Economy: un modello economico per l’intera blogosfera?“: tra di essi Payyattention e Kachingle.

Per quanto concerne Kachingle, ad esempio, il suo obbiettivo è quello di trasformare utenti Internet in “kachinglers” (supporters finanziari) di vari siti web o blogs. Tali utenti apriranno un account su Kachingle nel quale verseranno, diciamo, 5 dollari al mese, dopodiché cliccheranno su di un “medaglione” Kachingle esposto dai siti web/blogs che aderiscono al servizio e che loro stessi vorranno supportare finanziariamente: il sistema Kachingle distribuirà in seguito i 5 dollari tra i vari siti web/blogs supportati da un certo un utente in base alla frequenza con la quale egli li ha visitati. Kachingle consentirà altresì ai suoi utenti di condividere socialmente nonché in maniera automatica su Facebook e/o su Twitter le attività di supporto/donazione, dando così modo ai publishers di accaparrarsi ulteriore social support finanziario.

Info Stalkk.ed

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